L' arte non ha sesso

Se consideriamo la posizione delle artiste, l'effettiva presenza in termini di partecipazione a eventi dell'arte, la disponibilità di fruizione di materiali di studio e documentazione del lavoro dell'arte prodotto dalle artiste, il panorama internazionale offre il passo solo ad alcuni grandi nomi. Pur essendo accreditate e in parte 

storicizzate, le artiste vengono citate solo nel corso di eventi circoscritti, dedicati ad omaggiare la specificità dell'arte al femminile. La mancanza di informazioni sulle artiste coinvolge tutto il sistema dell’arte, gravemente lacunoso.

Questa deriva di pensiero riflette una sottocultura mondiale e storica, deformante delle cause all'origini di un processo, tutt'ora in corso, teso a tutelare il primato maschile in un settore, l'arte, la cui funzione, pur essendo mutata  nel corso dei millenni, è sempre stata riletta come una delle attività più universali e distintive umane, il fenomeno stesso che ha reso possibile la rappresentazione delle idee, nella sua completa accezione.

E' dimostrato, in realtà, che le donne hanno sempre prodotto arte fin dalle origini e nell'antichità, anche quando costrette all'interno delle proprie dimore obbligate ad occuparsi principalmente della cura domestica e dei figli, o nella vita monacale. Le donne sono sempre state studiose e artiste. L'oblio, che volutamente, ancora oggi, la nostra società, nella nostra epoca, vuole riservare alle artiste, coinvolge persino personalità che sono state famose nella propria epoca, avendo ottenuto autonomia e riconoscimenti conquistati a duro prezzo,  ed oggi dimenticate!

Sebbene, dalla seconda metà del Novecento, si possa osservare che le artiste abbiano progressivamente accresciuto  potenzialità di azione artistica nel mondo, e di visibilità, posto il riflettore su se stesse e partecipando della scena dell’arte, soprattutto negli ultimi anni quello che si sta formalizzando è l’interesse per l’arte al “femminile”, alimentato dalla diffusione anche in Italia di movimenti e azioni internazionali di denuncia delle violenze esercitate in tutto il mondo contro le donne e sulle discriminazioni di genere. Gli effetti positivi stanno nel rinnovato interesse sui “diritti” degli individui, pienamente condivisibile da tutto il mondo civile e partecipato nei vari ambiti  artistico/culturali.  Su di un piano connotativo, tali operazioni artistiche ed estetiche vengono osservate e discusse solo per l'impatto culturale e sociale prodotto.

E' proprio il mondo  della cultura e dell'arte che dovrebbe  essere consapevole che le discriminazioni causano insuccesso sul piano professionale per il pieno riconoscimento individuale, sola evidenza necessaria al riscontro degli intrecci tra dinamiche sociali, di critica, di valore ed investimento economico, affinché chi agisce possa incidere con il proprio operato nella “storia” dell'arte. Ed è proprio in seno al mondo dell'arte che avviene la più strategica e spietata discriminazione ai danni delle artiste. Di fatto, le discriminazioni immobilizzano la vita e la realizzazione personale, causando grave impedimento alla crescita soggettiva e dell'intera collettività. La trattazione dei temi al femminile garantisce che l'intervento nell'arte delle donne sia ritenuto un capitolo  legittimo,  specifico e soggettivo, inerente la questione del genere tra il maschile e il femminile spesso risolto nella "cronaca", interessando e investendo un ambito  di interesse per un profilo socio-culturale,  più "letterario" che artistico. Una sorta di sottoinsieme svuotato delle qualità dell'arte di incidere sul piano della ricerca e della storia, in quanto ogni riferimento alla forma e alla scelta tecnico stilistica è volutamente interpretata come libertà della  pratica intimistica relegata al "sé".  Difatti privata della libertà dell'autonomia dell'arte.

La scena artistica è alquanto ricca di proposte e di interpreti femminili promossa da istituzioni nel mondo dell'arte che favoriscono o richiedono alle artiste una produzione dei “temi del femminile”, o di collegamento con quanto già prodotto dall’arte femminista a partire dagli anni Settanta, divenendo, femminismo 

disuguaglianza, il centro dell'azione artistica, una sorta di imperativo il cui obiettivo è il circoscrivere l’arte delle donne alla questione del “Genere”, tema, soggetto ed esito. E in quanto tale, il "Genere" è accolto, anzi richiesto, risolto dalle istituzioni culturali  con il fine di accreditare per sé, da parte del sistema arte, di avvalersi dell'intera componente "umana", ove il riconoscimento alle artiste si fonda sulla condizione che esse mantengano l'accezione "femminile" e il ruolo di "vittime".

Avvalersi dell'arte delle donne senza riconoscerne l'autonomia, l'innovazione, l'appartenenza e la libertà rispetto a mode, avanguardie, linguaggi, stili; la libertà dell'arte di generare nuove mode senza vincoli, e aprendo strade nuove per la ricerca, è utile alla conservazione del primato maschile. "Le artiste godano di "altro riflettore", grazie alle violenze che subiscono in tutte le società e in tutte le epoche!"

Un esempio emblematico, lo cito per quanto è famoso, coinvolge la grande pittrice seicentesca Artemisia Gentileschi, introdotta e trattata nei testi trasversalmente al padre Orazio, è presentata in seno alle conferenze e ad eventi dell'arte a lei stessa riservati come colei che ha subìto lo stupro, compresa la nota vicenda giudiziale. Meccanismo utile a spostare l'attenzione dal suo genio artistico verso la componente femminile violata.  Rispetto a questa, si  vuol sostenere che la sua grandezza artistica sia conseguenza scaturita dalle sofferenze indelebili subìte. Una potenza figurativa ed espressiva ineguagliata dagli uomini viene ridotta alla vicenda personale dell'artista, incontrando persino giustificazione alla violenza sulle donne!

Quanta e quale influenza il "fare" delle artiste abbia prodotto e produce nel sistema dei segni e dell'arte, non è menzionato.

La battaglia culturale per il riconoscimento del lavoro delle artiste nella piena significazione del loro operato storico/artistico richiede una simultanea e  sinergica rilettura e contestualizzazione.

Ricollocazione del loro prodotto e del percorso artistico  nel tessuto attivo, di pensiero e di progettazione in seno alle avanguardie di appartenenza, per ciascuna, nella propria epoca. 

Non sottovalutiamo il ruolo, nell'uso di terminologie, decisivo e quanto mai complice di significazioni allusive, nel panorama delle discriminazioni l'intento è "ridurre e marginalizzare".

E' d'obbligo liberare la lingua dal gergo sessista ad opera di chi ha la responsabilità di educare all'arte,  rappresentarla  e diffonderla. Doveroso da parte di un sistema culturale complessivo

L'uso colpevole di "termini" costituisce la persistenza complice di compromessi con il modello prevaricatorio.  Riferire  “artiste donne” è discriminante, poiché a questo dovrebbe seguire il corrispondente “artisti uomini”, mai proposto nella storia delle espressioni linguistiche.  Locuzioni di fatto improprie, nella semantica. Così come è discriminatorio fare riferimento a un’arte “al femminile”, qualunque siano i contenuti dell’opera, poiché costituisce locuzione insinuante che l' arte sia maschile, per la cui affermazione non occorra mediare, né menzionare “altro”, in quanto storicamente intrinseca, "gIà affermata, fin dalle origini”.

Il riflesso di tanta sottocultura  non può essere tollerata da parte di una società in cammino per il proprio presente e futuro, ove l'arte, misura di intelletto, bellezza e scoperta secondo la visione che ogni epoca produce e secondo i diversi orientamenti critici,  indica  il particolare prodotto culturale opera del pensiero umano,  di donne e di uomini, idealmente al di fuori di ogni preoccupazione di tipo utilitaristico, e concretamente parte del processo in cui  espressioni individuali e collettive  influenzano le idee del mondo.  L'onestà dell'arte è nel saperla riconoscere, comprendere, leggere, restituirla a se stessa. Smontare i libri e scrivere da capo la storia dell'arte dell'Umanità.

Marinella Galletti

 

© Copyright ARTISTE/Revolution